Post-Coronavirus: l’incertezza e la complessità dell’immobiliare

01.06.2020

Incertezza e complessità sono certamente i termini che meglio descrivono lo scenario del mercato immobiliare nel post-Coronavirus. A confermarlo, arriva il 13° Rapporto sulla Finanza Immobiliare dell’Osservatorio Nomisma, pubblicato il 26 maggio 2020. L’evento di presentazione in diretta streaming, organizzato da Nomisma e Crif, è stato introdotto dall’amministratore delegato di UniCredit Subito Casa, Giulio Pascazio. “Fuori tutti, la voce alle famiglie. Vivere, abitare, investire: l’Oltre del Coronavirus” è il titolo dato all’evento: un’occasione per discutere delle prospettive del mercato immobiliare italiano nel breve periodo, all’epoca del dopo-virus. Vediamo le evidenze più interessanti.

Sono 625.900 le famiglie attualmente intenzionate all’acquisto di un immobile, secondo la fotografia del mercato scattata nel recente report di Nomisma. Un netto calo, se si confrontano i dati con quelli relativi allo stesso periodo dello scorso anno, quando le famiglie italiane interessate alla compravendita immobiliare erano ben 2.447.700. Uno scenario determinato sicuramente dalla percezione di un futuro incerto, incertezza che riguarda anche le condizioni reddituali degli italiani.

Se da un lato cresce la domanda potenziale d’acquisto attuale (2,1%), sostenuta probabilmente da chi già pianificava l’acquisto prima della pandemia, dall’altro scendono le intenzioni d’acquisto relative ai prossimi 12 mesi (7,3%). Se però in queste considerazioni si tiene conto anche delle capacità reddituali effettive di concretizzare un investimento immobiliare in questo periodo, la domanda potenziale di immobili da parte delle famiglie italiane scende ulteriormente, sia per quanto riguarda chi sta già cercando un immobile (0,6%), sia per chi si attiverà nei prossimi mesi (1,8%).

Secondo le indagini dell’istituto di ricerca bolognese, le intenzioni d’acquisto riguardano principalmente famiglie giovani: nel dettaglio, parliamo dei cluster di età 18-34 e 35-44. Le motivazioni che sostengono l’intenzione d’acquisto sono differenti a seconda dei casi. Chi ha un reddito stabile, motiva la propria intenzione d’acquisto con una volontà di migliorare le proprie condizioni abitative. Ma tra gli intenzionati ad acquistare un immobile ci sono anche famiglie che, per effetto della pandemia, hanno visto un peggioramento nella propria situazione finanziaria. In tutti i casi, è il soddisfacimento dei bisogni primari del nucleo familiare a rappresentare il motivo per cui le famiglie vogliono acquistare casa. Non a caso, il 74% delle intenzioni d’acquisto riguarda la prima casa o la sostituzione della stessa.

Sarebbe proprio l’esigenza di sostituzione a sorreggere in particolar modo la domanda di questo periodo: una richiesta che incrocia solitamente la necessità di vendere un immobile di proprietà con quella di acquistarne uno diverso.

Una domanda, questa, che sorge spontanea. Durante il lockdown, naturalmente, le visite dei clienti hanno subito una battuta d’arresto. Oggi invece i livelli si sono assestati intorno a quelli del mese di febbraio. Come dovrebbero reagire gli intermediari immobiliari per affrontare e riemergere dalla pandemia e le sue conseguenze?

A questo proposito, Giulio Pascazio ha sottolineato l’importanza del ruolo della digitalizzazione nel business immobiliare. Questo non significa certamente eliminare il rapporto umano tra consulente e famiglie, anzi: integrare sempre di più e nel miglior modo possibile tecnologia e mezzi digitali all’interno del settore significa creare nuove e diverse occasioni di contatto con le famiglie italiane che cercano o vogliono vendere casa.

“Le crisi sono un’occasione per far emergere professionalità”, ha commentato, aggiungendo che “in un contesto di mercato incerto, un atteggiamento più professionale e attento alle esigenze dei clienti farà la differenza”.

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